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Che Trilussa me perdoni

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Saper scrivere poesie può essere una predisposizione naturale, una sorta di tendenza innata, oppure un’inclinazione culturale acquisita nel tempo, tramandata dagli ambienti e dalle circostanze.

pp. 138

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COD: ISBN 978-88-32100-02-0 Categoria: Tag: Product ID: 256

Descrizione

Saper scrivere poesie può essere una predisposizione naturale, una sorta di tendenza innata, oppure un’inclinazione culturale acquisita nel tempo, tramandata dagli ambienti e dalle circostanze. Le creature in versi di Tomasetto, pubblicate in stile romanesco e ispirate al grande Trilussa, sono la miscela perfetta di queste due attitudini formative. L’uso della penna e della mente, educate sin da tenera età a curiosare e a conoscere, associate all’imitazione lirica degli avi, stornellatori inconsapevoli della loro quotidianità di vita, hanno lavorato così bene, tanto da fondersi compiutamente in fascino e ispirazione.

Giovanni Tomasetto (nella foto in copertina del libro) nasce a Roma il 12 aprile 1970. Vive da sempre a Riano, paese a nord di Roma. Dice di sé di non essere un letterato ma un autodidatta, un cane sciolto (anzi “sciorto”), metà “burino” e metà romano. L’interesse per la poesia l’acquisisce da bambino, ascoltando gli stornelli improvvisati del nonno materno che, seppure contadino verace, coltiva anche la passione per la letteratura rimata e per i poemi epici classici. Inizia a scrivere poesie in età liceale ma queste rimangono chiuse in un cassetto, dimenticate per decenni. Riemergono ora arricchite in questo libro, in cui trovano spazio poesie da lui scritte nel biennio 2017-2018.